Il suono della Friendzone!
Ieri sono stata friendzonata. La cosa assurda è che la mia terapista lo considererebbe un traguardo.
Ingrasso e dimagrisco da 12 anni. Il mercato relazionale, quando sei conforme ai canoni estetici sociali, è nettamente diverso da quando hai dei kg di troppo. Va anche specificato che a 4 kg dal peso forma, c'è sempre chi ti dice che magra saresti meglio, andando ad alimentare una percezione già errata di te, del tuo valore o del tuo corpo.
Quando sono stata magra ho imparato che è facile ricevere attenzioni, che spesso quelle attenzioni sono superficiali, e legate unicamente ad avere più possibilità di copulare. Ma, rispetto alla mia versione grassa, non importava se fossi simpatica, brillante, autonoma e tutte le cose che uso per descrivermi. Nelle app di dating, potevo rispondere a monosillabi, potevo citare versi di cantanti indie che conoscevamo io e 4 depressi della provincia (Vasco B. ti amo); ma il riscontro era sempre positivo. Ho imparato subito a validarmi mediante i corpi altrui: io non mi percepivo cambiata, io mi sentivo la stessa; solo ora, molti sembrava non facessero più caso al goblin con il naso ad uncino, mezzo maleodorante, che io avevo piantato dritto nella bocca dello stomaco.
Vorrei dirvi che mi pento, ma non è così: è stato divertente avere corpi bellissimi tra cui scegliere, scoop succulenti da condividere, un numero interessante di chat da ignorare e ripescare a piacimento.
Ma la mia regola è sempre la trasparenza: ho sempre detto la verità. Io cercavo uno scambio di servizi, in cui ci si spoglia ma non si è nudi, si può parlare di nulla e di tutto, ma ogni incontro ha un timer, un tempo di scadenza. Ci si incontrava ma non ci si mischiava. Ridendo, spesso, dicevo: molto probabilmente, se ci incontrassimo per strada, tra una settimana non ci riconosceremmo. Effettivamente è capitato.
È una cosa super sicura, poco emotiva e con una playlist accuratamente selezionata. Per non creare equivoci.
Era tutto formalmente dolce, e salutarli alla porta, con un bacio e dirgli "ci sentiamo domani", con la consapevolezza che domani non sarebbe accaduto. Formalità e cortesia.
Però con il tempo, e a care spese, ho imparato che se ci si specializza, questa diventa la normalità. Si perde un po' di umanità, almeno per me. E diventa meccanico, quasi come una sessione di allenamento, ma che poi prevedeva l'onere di lavare le lenzuola, e fingere una sveglia all'alba per non dormire con un estraneo. Ma soprattutto, non saziava la fame di conferma, di validazione.
Così un giorno ho mollato: ho mollato la dieta estenuante, le due ore di palestra al giorno, le app di dating. Tutto.
Il mio corpo ha ripreso i kg persi, e poi altri e ancora. Ed io mi sono chiusa in un sarcofago, convincendomi che, nonostante tutti gli sforzi, l'infinità di impegno, sarei stata marchiata da qualcosa di invisibile, che quel vuoto lo potevo riempire con il cibo e urlargli addosso tutto il disamore, e tutto. Saremmo stati io e lui e basta.
La voce interiore che aveva raso al suolo ogni possibilità di merito, ha tolto i colori: posso vestire solo di nero. Ha tolto il sesso occasionale, la possibilità di sentirmi completamente a mio agio in qualche posto. Ha tolto la palestra. Ha preso una distanza da qualsiasi cosa non fosse funzionale o performativo. Soprattutto, ha proprio eliminato il mio riflesso allo specchio: potevo guardarmi senza trovarmi. Senza trovare disgusto o voglia di fare qualcosa, per non sembrare un Notorious B.I.G., con una felpa, le tette ma senza alcun talento musicale, e neanche fascino. Ogni aspirazione.
NB: il nero, comunque, è un colore che va bene per ogni occasione.
Però ho acquisito un super potere: vedere le crepe degli altri, i goblin e i mostri con cui ognuno di noi lottava, e accoglierli, senza giudicarli; rincuorarli e rassicurarli che, delle volte, è semplicemente un pensiero, che va accolto, coccolato, rassicurato; non una sentenza.
Intanto il mio corpo pesante non riusciva più a fare le cose che amavo: stare in piedi un'ora di concerto mi creava dolori ovunque. Il reflusso, per la mole di caffè e sigarette e alimentazione scorretta, mi toglieva il sonno. La qualità scarsa del sonno mi creava picchi di sonnolenza in orari impossibili. Era orribile essere me.
Avevo iniziato già il percorso di psicoterapia: arrabbiata, incazzata e solo per farmi dare ragione. Ma in 4 anni, la mia terapista non mi aveva dato mai ragione e io continuavo a stare una merda.
Ho ricominciato la dieta, l'attività sportiva e per la prima volta in vita mia non ho un obiettivo: tutto questo mi serve per fare le cose che amo, per vivere la vita che voglio. Senza premi, senza punizioni, e senza alcuna aspettativa che il mondo lo noti.
Dopo sei anni, ieri, mi sono sentita abbastanza da voler flirtare, e anche espormi. Poi vabbè, mi ha friendzonata. Però non riesco a non sorridere, e a trovare un senso di pace.
Tutto secondo i piani, ma oggi, un po' più leggeri.
PS il piantarello l'ho fatto comunque.